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Le parti fondamentali della cornamusa
(cornamusa Keith Jeffers in Cocobolo
di proprietà dell'autore)

 

Come si imbraccia lo strumento

 

Breve accenno alla tecnica della cornamusa

Dal punto di vista organlogico la cornamusa scozzese è uno strumento relativamente semplice.

Le parti componenti (che potete vedere nell'immagine a fianco) sono fondamentalmente:

  • Chanter - canna da cui esce la melodia, composta da otto fori più due di risonanza, che produce una singola sequenza di nove note, dal Sol basso la La alto (Sol basso, La basso, Si, Do, Re, Mi, Fa, Sol alto, La Alto). Alimentata da fiato accumulato nella sacca (bag) e il cui suono viene prodotto da un'ancia doppia, generalmente in canna naturale (chanter reed)

  • Blowpipe - la cannula attraverso cui il piper soffia aria dai polmoni dentro alla sacca. Dotata di una valvola di non-ritorno per impedire all'aria in pressione nella sacca di uscire dalla cannula stessa verso la bocca del piper.

  • Tenor Drones - un numero di due, uguali per dimensione e suono. Producono un basso continuo intonato sulla nota tonica dello strumento (La) un'ottava al di sotto di essa. Possiede un giunto (slide) per permetterne l'accordatura col chanter. Il suono è prodotto dal passare dell'aria dalla sacca alle canne e dalla vibrazione di un'ancia semplice, originariamente in canna di bambù, oggi più comunemente in materiale sintetico.

  • Bass Drone - ulteriore canna che produce un basso continuo sempre nella nota tonica del chanter (La) due ottave sotto di esso. é lunga all'incirca il doppio dei Tenor drones e ha due giunti per l'accordatura. Anch'essa è alimentata da un'ancia semplice, originariamente in canna di bambù, oggi più comunemente in materiale sintetico.

  • Bag - sacca di riserva d'aria su cui sono innestate stabilmente le quattro canne che compongono lo strumento. Originariamente in cuoio o pelle di montone, oggi più comunemente realizzate con materiali sintetici di tessuto o imitazione cuoio. E' una convinzione diffusa ed errata che tale sacca sia fatta di stomaco di pecora, che a causa della sua deperibilità e debolezza strutturale non potrebbe mai essere adoperato per realizzare tale accessorio fondamentale, che caratterizza comunque tutta l'intera famiglia delle cornamuse, non solo quella scozzese.

Lo strumento è generalmente realizzato in legni duri esotici. Il più utilizzato è l'African Blackwood (Dalbergia Melanoxylon), una qualità di legname simile all'Ebano, che cresce in Tanzania. Si tratta di un legno molto duro e quasi privo di venature che permette una facile tornitura con utensili sia da metallo che da legno. Altri legni sono l'Ebano e il Cocobolo, anch'esso una rara qualità di legname più chiaro ma egualmente duro e sonoro. Ultimamente sono diventate molto popolari cornamuse prodotte in resina sintetica acetalica. Il costo è molto inferiore al legno, non richiede una lunga stagionatura prima di essere lavorata e garantisce assenza di rotture e crepe dovute di solito ad incuria nella manutenzione del legno. La qualità sonora si avvicina molto a quella dello strumento in legno pur non fornendo la stessa ricchezza di armoniche e "colore". Un discorso a parte va fatto per il chanter, che tradizionalmente in legno e molto delicato, data la forma sottile e allungata, oggi viene generalmente prodotto in resina acetalica con buoni risultati sonori.

Lo strumento viene ornato con finiture di materiale riportato. Tali finiture hanno sia uno scopo estetico che uno scopo di irrobustimento, soprattutto in prossimità dei giunti che sono più inclini a crepe e rotture. Tradizionalmente, e per gli strumenti più pregiati, si utilizzava l'avorio e l'argento. Oggi è fatto divieto di utilizzare l'avorio animale e quindi i produttori si sono sbizzarriti ad utilizzare i materiali più diversi: dalla resina sintetica ad imitazione dell'avorio, al nickel in sostituzione dell'argento, a legni di altro tipo e colore.

La cornamusa viene poi "vestita" di una cover per ricoprire la sacca, di solito in velluto con bordure in oro, argento o altri colori e da cords, cordoni ornati di nappe per tenere uniti i tre Drones in posizione eretta.

Una delle particolarità di questo strumento - quella che lo rende unico - è la capacità di suonare ininterrottamente, senza pause, grazie all'alimentazione continua data dalla presenza della sacca di riserva d'aria. Il suonatore soffia nella sacca con fino a produrre al suo interno una pressione costante e il più possibile stabile. Quando il suuonatore ha la necessità di prendere respiro, la sacca viene leggermente compressa dal braccio sotto cui si trova, al fine di continuare a fare suonare lo strumento. Appena preso fiato il suonatore ricomincia a soffiare aria nella sacca riportandola gradualmente alla sua massima estensione. La sacca non è elastica e questo implica molto esercizio iniziale per trovare ed acquisire la giusta tecnica per fornire alle canne un flusso d'aria sempre uguale, in modo da non fare interrompere la continuità del suono.

Questa caratterisica è però anche un limite, poichè la cornamusa non conosce nè pause nè staccati. Per questo motivo si è ricorsi ad una complicata serie di abbellimenti che forniscano ritmo e colore al brano. Chiedete a qualcuno che sappia suonare la cornamusa di eseguirvi un brano senza tali abbellimenti subito dopo seguito dallo stesso brano con gli abbellimenti. Noterete subito come nel primo caso il brano risulti "piatto" e monotono.

Questi abbellimenti non sono lasciati al caso ma sono rigidamente codificati, sia nella forma che nei nomi stessi di ogni singolo abbellimento. Avremo così gracenotes, doublings, throw-on-D, grips, taorluath, birls. Questa è forse la parte più difficile da apprendere e diventa la vera sfida nell'apprendere correttamente la tecnica esecutiva. La cornamusa non è uno strumento difficile ma estremamente complesso. Richiede anni di studio e di applicazione prima di ottenere risultati decenti. Se vedete un suonatore esperto vi potrà sembrare che suonare la cornamusa sia abbastanza semplice e naturale. L'impressione è sicuramente data dal fatto che questo musicista ha alle spalle anni e anni di costante allenamento e pratica.

Come ho detto nella sezione riguardante lo studio, fortunatamente viene in aiuto il practice chanter come strumento accessorio per apprendere in santa pace tutte le tecniche di diteggio e i brani stessi. tenete comunque presente che se sceglierete di apprendere la cornamusa scozzese vi attende un duro tirocinio che può durare anche molti anni, prima di ottenere un risultato apprezzabile.

La musica per la cornamusa scozzese è - paradossalmente - per lo più composta di brani originariamente non pensati per questo strumento. Centinaia di marce, danze e brani lenti e melodici nascono per il canto o per altri strumenti. Quando l'estensione del brano lo consente (solo nove note fisse, ricordate) allora qualcuno lo porta sulla cornamusa. Un esempio lampante è rappresentato dalla nota marcia in 3/4 "The Green Hills of Tyrol" originariamente composta da Gioacchino Rossini per il suo "Guglielmo Tell". ed oggi divenuta un brano che ogni piper sa eseguire.

 
Green Hills of Tyrol eseguita da una banda di cornamuse scozzesi

Esiste però una musica "speciale", di origine antica, nata esclusivamente per la cornamusa scozzese: si tratta del Piobaireachd (pron. pibroch (col ch aspirato, gutturale, come nella lingua tedesca). Una forma arcaica di composizione molto raffinata e ricercata, per palati esclusivi. E' musica solitaria, per un solo strumento, ipnotica. Nasce come canto o lamento, generalmente per ricordare la scomparsa di qualcuno o un evento particolare. Si compone di un tema semplice e lento, ripetuto. Al tema seguono una serie di complesse variazioni che portano il brano a durare anche quindici o venti minuti. E' comunque una musica che si apprende attraverso una tecnica vocale e orale molto lontana dalla comune scrittura musicale. Per un approfondimento vi suggerisco di leggere la pagina ad ciò dedicata.

 
Lament for the Children - Piobaireachd

 

 

 

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Pietro Malaguti - Piper, esperto e studioso dal 1975

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Sito web creato in data 21 Marzo 2001 per la promozione e la conoscenza della Great Highland Bagpipe in Italia. Pietro Malaguti è membro permanente del College of Piping e della Piobaireachd Society.

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